"Nessuna opera d'arte è una porcheria, quand'è artisticamente rilevante. Diventa una porcheria solo tramite l'osservatore, se costui è un porco"
Egon Schiele.
Io quando ho aperto il blog mi aspettavo chissà che, c'è da dirlo.
Invece torno a lavorare sugli scritti veri, quelli che ho nel pc ma che forse non riuscirò mai a pubblicare. Torno a lavorare sulle persone che ho intorno, sul lavoro che Devo. Forse mi lascio qualche rimpianto, ma comincio a pensare che la realtà sia più incredibile della fantasia, e chi vuole crederci ci crede, e chi non vuole basta tenere gli occhi chiusi, o tuttalpiù spegnere la luce.

[...]
Sospendo il giudizio su qualsiasi cosa, finchè non avrò la base solida che mi serve sotto i piedi. Un vero amico mi ha detto che i diamanti non sono fatti per mostrarli, e ci ho sempre creduto, ma avevo in testa una speranza inutile.
Chiudo qua. la questione del mentalismo, quella delle dicotomie, quella del pensiero compulsivo, quella del benessere autogeno, quella della superiorità e dell'inferiorità, quella delle dicotomie, tante, troppe. Quella delle lezioni di stile, quella, quella, quella.
Vi faccio un regalo, spero sia gradito.
(Vorrei anche farvene un altro, anche se non so quanti seguiranno il consiglio. "A mind beside itself" è una suite composta da "Erotomania", "Voices" e "The silent man". Enjoy it.)
"Desperate to fall behind the great wall that separate us all."
Cala il sipario
"Ci sono due livelli palesi di azione mentale, che corrispondono all'introspezione infinitesima e infinita. Il pensiero è azione, la coscienza di pensiero è complicazione ma anche distacco. L'intelligenza, in sostanza, ci permette di capire se il nostro pensiero è sano o meno, quanto è lineare, quanto è dietrologico."
"Ipocrisia come attitudine o come incoscienza di un limite. Per capirlo, passo indietro introspettivo e occhiata. Se poi si opera questo distacco autogeno troppe volte, la strada è quella del manicomio."
"Il sesso, nella sua accezione più profonda, concepita come dualismo animale e poi nella sua forma più cruda, la ricerca del piacere nella necessità puramente mentale, non più fisica, e la loro commistione, che genera la perversione, genitrice, e non figlia, della malizia, spia rossa che palesa la morbosità."
Occhio al dolore, signori e signore.
Mentre la mia casa viene invasa da una tribù indiana di esserini alti un metro e una banana e mi ronza in testa una disquisizione fantastica su quanto i bimbi siano fastidiosi, (Gaia de Beaumont, in quel capolavoro che è “care cose”.) vengo a sapere che domani pioverà, che c’è si un anticiclone proveniente dal sahara che portrerà temperature da bagno al mare, ma che no, stavolta la sardegna resta fuori di un paio di centinaia di chilometri.
-Ieri non sono andato a scuola, sai perché?-
-no.-
-Mi è venuta la diarrea-
-...-
La pizzetta mi va di traverso, considerato che ultimamente sta piovendo merda, ecco, le mie speranze di fare il bagno nella spiaggia più nascosta del profondo sud vengono prima inghiottite dal Meteo e suggellate dalla stupenda frase di cui sopra.
C’è da annotare che i problemi alla bile dovuti alla generale fecanza che sembra circondare il globo tutto e qualsiasi telegiornale (anche se ne sto seguendo sempre di meno, in parabola discendente.) vengono arricchiti dalla gent.ma e str.ma prof del laboratorio che dopo avere addotto giustificazioni non troppo circostanziate per una critica sragionata alla mia opera neo-pontevecchiana e alla sua asimmetrica et entropica et neomedievale geometria, asserisce che la Geometria (attenzione, gente) è più importante della Funzione. No, aspetta. Cosa cosa cosa? E il peggio è che ne è convinta, e che se non faccio finta di esserne convinto anche io, temo che dovrò prendere un ideologicamente stronzo voto basso all’esame. Mentre bestemmio le divinità nigercordofaniane in lingua affine, e penso che a tutto c’è un limite, una delle divinità suddette, presumibilmente la atavica antropomorfizzazione della sfiga nero-marroncina, discende sul mio capo con fare vendicativo e apre il fuoco. Poteva essere una strage, invece a farne le spese è stato il mio portatile. Lei, dopo averlo scaraventato a terra (trattasi della personizzazione della sfortuna in forma di professoressa) dirige magistralmente la sua attenzione verso qualcos’altro e con nonchalance degna peraltro di un Mike Buongiorno in gran forma, continua la sua chiacchierata come nulla fosse. La reazione del macerato sottoscritto contempla due fasi: una fase di incredulità e sbigottimento nell’osservare le pieghe disastrose che si vanno a formare tra i cristalli liquidi del pc, e una seconda fase di ricerca della calma secondo antiche tecniche indiane, con la recita di un mantra:
“Ti cogliesse la morte e i suoi surrogati a te, i tuoi parenti e i tuoi amici tutti nelle generazioni a venire, che potessero crollarti le ossa come un sacco di merda e sprofondassi nel buco più nero e uscissi solo per venire sputata da una folla inferocita. Ti mangiassero le formiche carnivore a partire dalla dita dei piedi, e che una di queste formiche abbia un cancro ormai in metastasi che trasmetta a tutte le altre senza sosta e che ti ritrovi dolorante e cancerogena scopata da un orecchio da una tribù di motumbi arrapati con l’AIDS.”
E il mantra sostitutivo:
”Ti venisse la pelle così stretta che ogni volta che sbatti le palpebre ti s’aprisse il buco del culo”
Elegante ma efficace.
La simpatica storia sarà poi trascritta da un poeta cieco, e ne farà un epos niente male.
Fottuta stronza del cazzo.
Ci s'è ispirati ad Alessandro Bergonzoni nel primo mantra, Il secondo mantra è invece da addebitare iteramente a Gaia de Beaumont.


Eolo, Eolo.
Adesso ti faccio uno scherzo.
Ti tempesto di cazzotti.
Un sacco di studio e tanta buona volontà, nel sacco di Babbo Natale.
C'è una specie di aria fredda che urla tipo bufera per Cagliari e se non fosse che il castello è così bello, lo faresti cingere con un nazistissimo e cementifero paravento paravista paratutto. L'unica cosa che potrebbe servire è un paracadute mentre Francesca prende il volo sospinta verso il basso dal vento che paradossalmente su di me non fa la metà dell'effetto che sembra animare la gentile mia amica. E soffia cose popowiane il vento, talmente che i concetti vengono a cascata e generici. Ma così generici da intontirti. Che appena pensi all'infinito concetto che sinotticamente hai espresso con le cervella fragili e gravide dello spirito di rinnovamento dell'architettura di Louis I. Kahn, ecco, quando ci soffi sopra finchè è caldo ma proprio per sfreddarlo, il concetto si nebulizza e nell'aere si disperde concupito da quel bastardo di Eolo.
Morisse Eolo e che, invece, si salvasse Francesca, che continua, nel mio immaginifico, a convolare a nozze a braccetto ancora con lo stronzo di Eolo (che presumibilmente sarà il padre) verso l'altare di una lamiera da cantiere edile post e para bellico. Dicevo, sto concetto non riesce a solidificarsi nemeno a cementi a presa rapida.Ti sembra un concetto da poco, la pura forma? O la diretta o indiretta causalità del connotativo rispetto al denotativo PORCA ZOZZA (AAAAAAAAAAA)?
La "a" prolungata è opera del mio cervello ovviamente, ma mentre si disperde nel vento mi torna in mente che sarebbe meglio andare a raccoglierla, quella povera.Poi, cioè, la dispersione culturale è quello che è appena successo, ma in larga scala. Allora collego. E' colpa del natale, non del vento.Un babbo natale cattivo che dissipa i buoni propositi dei golosi, dei lussuriosi (Sic!), dei filatelici, numismatici, rautiti, stalattiti e stalagmiti e quant'altro, e li vomita nel suo sacco. Poi sale "in sulla" slitta e slitta via nel vento, tra le foglie con una piuma a simboleggiare l'innocenza che invece ha lasciato in cambio della tua intelligenza dissipata. A capodanno tornerà e mi incoraggerà a finirmi tutto solo quella bottiglia di Whiskey, quella là, si proprio quella.
Una volta bevuta, mi sarò meritato una specie di volo sul vento, per salire su fino a Eolo, e picchiarlo.
Che non mi ricordo perchè, ma Eolo mi stava proprio sul cazzo un sacco.
Un sacco.